Savuto bianco DOC Zaleuco di Le Moire Visualizza ingrandito

Savuto bianco DOC Zaleuco di Le Moire

CBG1037

Azienda: Le Moire
Provenienza: Motta Santa Lucia
Annata: 2016


€10,90

Scheda tecnica del vino
Tipologia: Vino bianco fermo
Denominazione: Savuto DOC
Provenienza: Motta Santa Lucia (CZ)
Produttore: Le Moire
Vitigni: 40% Mantonico, 40% Pecorello e 20% Greco Bianco.
Formato: 75 cl.
Alcool: 13,5%
Annata: 2016
Vinificazione: in serbatoi di acciaio termocondizionati
Affinamento: 6 mesi in acciaio con battonage poi bottiglia
Malolattica: non svolta
Struttura: di buona struttura
Sistema di allevamento: Guyot

Note
I vigneti sono ubicati intorno ai 400 m. sul livello del mare, su terrazze che degradano sul fiume Savuto, circondate da boschi incontaminati. L’ecosistema “vergine” e il vento che risale la valle dal vicino Tirreno salvaguardano la salute delle viti e permettono minimizzare l’uso degli agrofarmaci per la sua difesa. Gli sbalzi termici parossistici dati dal vicino corso fluviale intensificano gli aromi delle cultivar autoctone. L’esposizione prevalente al sole della sera (sud-ovest) favorisce una maturazione lenta e tardiva delle uve che attenua le asprezze tipiche dei vini del sud. L'azienda ha adottato , come in questo olimpo dei Terroir si fa da millenni, sesti stretti con densità di impianto superiori ad ottomila piante ad ettaro; questo, insieme a portainnesti a scarsa vigoria, spalliere basse e una gestione certosina e manuale di tutte le fasi del ciclo vitale della pianta - dalla potatura invernale alla raccolta – permette a ciascuna vite di limitare la produzione a pochi grappoli dolci, sani e profumati.


La descrizione del sommelier
Un bianco di uno spessore inaudito!! Fin dai primi sentori sbalzi dalla sedia, come dire, fermi tutti!! Chiudendo gli occhi ricorda un profumo importante maschile estivo, brezza marina, agrumi ed erbette aromatiche. Raccolta rigorosamente a mano ed in cassetta. Il pecorello viene raccolto a fine Settembre e il mantonico raccolto a fine Ottobre con vendemmia tardiva. Addirittura anche la scelta del riposo notturno ha un perchè. Il pecorello viene lasciato una notte in una zona alta, fredda e ventilata del paese, con temperatura vicino ai 16 gradi. Il mantonico invece, essendo raccolto a fine Ottobre viene lasciato in cantina. La raccolta è molto molto selettiva, uve solo sanissime, le escursione termiche della sponda sinistra del fiume Savuto poi fanno il resto. In cantina la pigiatura è soffice, si estrae solo il cosi detto mosto fiore. Dopo una chiarifica rapida a caldo il mosto viene raffreddato in modo tale da raggiungere una torbidità ottimale che permette la partenza della fermentazione con lieviti selezionati e con una temperatura controllata quanto basta per non far partire gli esteri di fermentazione e far venire fuori cosi solo aromi della cultivar e del terroir stesso. Dopo circa tre settimane di rimontaggi, si giunge al consumo completo degli zuccheri e si procede con una pausa di qualche giorno prima della sfecciatura. A questo punto si lasciano depositare le fecci fini e si inizia il batonage in vasca ogni 3 giorni per 2 mesi, monitornado la sanità delle fecci e la loro grazia organolettica. Da qui si procede con lo stazionamento sulle stesse fecci per altri 2 mesi per arrivare al travaso e all'unificazione delle masse. Lo spostamento delle masse, la chiarificazione e il filtraggio vengono eseguite con una cura maniacale di protezione dall'ossigeno, questo perchè consente di mantenere la solfitazione bassissima. Da sottolineare anche che la stabilizzazione tartarica avviene con metodo fisico portando il vino a meno 4 gradi per 5/7 giorni evitando cosi la stabilizzazione chimica CMC o gomma arabica.

Nel bicchiere si presenta luminoso e raggiante, brilla di luce propria. Naso di gran carattere, intenso, complesso, pieno di grazia. Nonostante la sua potenza si concede in maniera signorile e fine. Un gigante buono! L'orchestra è diretta da un saggio maestro che ha studiato tra mare, minerali, agrumi, erbette aromatiche e note balsamiche. E' quasi magico il tintinnio di gesso, alghe marine, ostriche frantumate, iodio, salsedine, menta, salvia, dragoncello, eucalipto, fiori di zagara e gelsomino, mandorle fresche, bergamotto, pompelmo e cedro, chiudendo nel finale su note molto sottili di pepe bianco, crosta di pane  e scorza di limone candita. Il sorso conferma il naso. Finalmente un vino al di fuori di molto dagli schemi, che ha una storia e una sua identità tutta da raccontare, un vino dalla bevibilità instancabile. In bocca esplode, spinge su e giu, a destra e a sinistra. La freschezza è avvolgente, la sapidità accattivante, si aggrappa e non ti molla. E' un vino cosi, duro, deciso, d'impatto, dal grande corpo ma allo stesso tempo agile ed elegante. Tutte le sue componenti s' intrecciano perfettamente in una danza di lunghissima e interminabile durata, lasciando dopo oltre il minuto una sensazione di una pregiata e indiscussa miscela di mare, rocce ed erbette aromatiche. E' molta la curiosità di provarlo tra un paio di anni!! Giu il cappello, e complimenti al dottor Paolo!


Consigli del sommelier
vino eccellente da servire come aperitivo, antipasti di mare, primi e risotti con salse bianche di pesce o verdure, secondi di pesce.

Pronto da bere subito, ma se riposa in bottiglia saprà sorprendervi ancora di più.
Temperatura di servizio consigliata: 8/10 gradi
Bicchiere consigliato: calice con apertura media
Idea regalo: per pochi, anche se è un vino per ogni occasione. Regalatelo ad esperti del settore e lascerete il segno!


L'azienda
Si trova a Motta Santa Lucia CZ, fondata nel 2006, produce 30.000 bottiglie con 8 ettari vitati.
Filosofia aziendale: biologico non certificato

L'imprinting di un nonno che alla tua nascita, dopo aver brindato al tuo arrivo, ti battezza sulle labbra con una croce di vino. Il dono dei ricordi di una infanzia felice. I tuoi figli che giocano con le formiche sul balcone di una grande città. La memoria di un impareggiabile remoto passato di una terra le cui genti chiamavano Enotri. Una terra madre che ha versato il nettare degli dei ai vincitori dei giochi olimpici, ai guerrieri di Sibari e Crotone, alle mense dei papi. Ed oggi, un urlo di sole che chiede riscatto. " Paolo Chirillo ".

TERROIR. Vigneti ubicati intorno ai 400 m. sul livello del mare, su terrazze che degradano sul fiume Savuto, circondate da boschi incontaminati. L'ecosistema "vergine" e il vento che risale la valle dal vicino Tirreno salvaguardano la salute delle viti e minimizzano l'uso degli agrofarmaci. Gli sbalzi termici parossistici, dati dal vicino corso fluviale, intensificano gli aromi delle cultivar autoctone. L'esposizione prevalente al sole della sera (sud-ovest) favorisce una maturazione lenta e tardiva delle uve che attenua le asprezze tipiche dei vini del sud.

SCELTE AGRONOMICHE. Sesti stretti con densità di impianto superiori ad ottomila piante ad ettaro, come in Calabria si fa da millenni; portainnesti a scarsa vigoria; spalliere basse, gestione manuale della pianta dalla potatura invernale alla raccolta. Ciò permette a ciascuna vite di limitare la produzione a pochi grappoli dolci, sani e profumati.

VINIFICAZIONE. Selezione manuale dei grappoli, lenta macerazione delle uve a temperatura controllata, soffice pigiatura con l'obiettivo di preservare la tipicità e la fragranza del frutto maturo.


La DOC Savuto.
Ha grande tradizione di vino pregiato sin dall'antichità. Decantato da Plinio e Strabone, amato dai patrizi romani ai cui banchetti non poteva mai mancare, il Savuto (“Sanutum” per i Latini) si distingue dagli altri vini calabresi perché, invece di essere il prodotto di vigneti degradanti verso il mare, deriva da viti che sono piantate sulle pendici dei monti che sovrastano il fiume Savuto, da cui questo vino prende il nome. Ancora oggi, peraltro, la vite da cui si trae questo vino di ottima levatura è allevata ad alberello, con il sistema praticato dall'antica popolazione dei Bruzi nel III secolo a.C. Nei secoli, sconvolgimenti del territorio causati da guerre, fattori politici, eventi patologici, hanno decimato le produzioni e i vigneti del Savuto, la cui produzione si è dunque stabilizzata solo a partire dal XV secolo, grazie all'evoluzione dei trasporti marittimi e alla conseguente instaurazione di regolari rapporti commerciali con mercati lontani. Dopo la discesa dei 6 Romani al sud della penisola italica,il vino “Sanutum“ ora Savuto, veniva ampiamente apprezzato alla pari de grandi vini dell'epoca. A quei tempi la Calabria, già sottomessa al dominio di Roma, pagava a questa tributi sotto forma di legnami e vino. Nel 1807,il di arista, Duret de Tavel, ufficiale francese, di transito nella valle del Savuto, in “ Lettere dalla Calabria” indirizzate al padre, scriveva tra l'altro: “ Rogliano 18 dicembre 1807…questo borgo abitato da duemila anime… ha diverse belle case ed è rinomato per l'aria salubre e per il suo buon vino Successivamente alla seconda guerra mondiale la Calabria si è posta su un piano di rinnovamento generale, ed anche nella nostra zona i produttori hanno badato più alla qualità che alla quantità considerando il Savuto un vino tipico di classe elevata; i suoi attestati vanno ricercati nelle attività promozionali intraprese.

La denominazione Savuto DOC rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole della regione Calabria. La denominazione Savuto DOC include le province di Cosenza, Catanzaro ed è stata creata nel 1975. I vini della denominazione Savuto DOC si basano principalmente sui vitigni Montonico, Chardonnay, Greco Bianco, Malvasia bianca, Gaglioppo, Aglianico, Greco Nero, Nerello Cappuccio.

Savuto Rosso Doc è prodotto nel territorio delle provincie di Catanzaro e Cosenza, attraversato dall’omonimo fiume, con alle spalle il massiccio della Sila. Si tratta di un vino dalle origini antichissime. Le zona, colonizzata dai Greci e conosciuta con il nome non casuale di “Enotria”, da sempre è terra in cui la viticoltura ha trovato dimora. I vini provenienti da questa zona erano conosciuti e molto apprezzati anche dagli antichi romani e nel corso dei secoli, la tradizione della vite è sempre continuata, fino ai giorni nostri. I vigneti sono coltivati su terrazzamenti sostenuti da muretti in pietra, che si arrampicano sui versanti della valle del fiume Savuto. Una terra racchiusa tra le montagne e il mare, caratterizzata da antichi suoli, generati da disfacimento roccioso, con presenza di graniti, porfidi, sciti e gneiss. Un ampio corredo di minerali, che contribuisce a creare un terreno ideale per la vite. Una viticoltura difficile, con uve di qualità, che possono godere di esposizioni ben soleggiate, ventilate e di un clima sempre mitigato dalle brezze del vicino mare. Le buone escursioni termiche giocano a favore dello sviluppo di un quadro aromatico intenso ed elegante. Il risultato è un vino molto interessante da scoprire, anche per smentire certi luoghi comuni, che descrivono i vini calabresi, solo come potenti alcolici e strutturati.

Zona di produzione: 
● in provincia di Catanzaro: Conflenti, Martirano Lombardo, Martirano Vecchio, Motta S. Lucia, Nocera Tirinese, S. Mango d’Aquino.
● in provincia di Cosenza: comprende in parte il territorio dei comuni di Aiello Calabro, Altilia, Amantea, Belsito, Carpanzano, Cleto, Grimaldi, Malito, Marzi, Pedivigliano, Rogliano, S. Stefano di Rogliano, Scigliano e Serra d’Aiello.

FAMIGLIAVini bianchi Calabria
PRODUTTORELe Moire
PROVENIENZACalabria - Cosenza
FATTO CONgreco bianco,mantonico,pecorello
VINIFICAZIONEin acciaio
FORMATO75 cl
ALCOL13,5%
DENOMINAZIONEDOC Savuto
AFFINAMENTOacciaio/bottiglia
STRUTTURAdi buona struttura

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