Cantina Ceraudo Roberto

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Nella nostra vendita online specializzata in vini calabresi non potevano mancare certo i vini biologici prodotti in Calabria dalla Cantina Ceraudo Roberto di Strongoli. Un luminare in questo settore. Personaggio di spicco in tutto il mondo. Le mie esperienze lavorative stellate in giro per il mondo sono state accompagnate da pochissimi vini calabresi, la Calabria ancora oggi viene purtroppo saltata nelle carte che contano, Ceraudo era una delle poche cantine maggiormente presente, conobbi il figlio nel ristorante a Roma " Il Pagliaccio " prima ancora di ritornare in Calabria. E' un azienda molto molto apprezzata dai tecnici ed esperti del settore, i suoi vini mirano sempre al cuore, non sono mai banali, pieni di corpo e struttura, vini "massicci" che non ti permettono di distrarti dalla beva tanto sono coinvolgenti. E' una delle poche cantine calabresi che non dovrebbe mai mancare nelle carte dei vini di tutto il mondo, ma soprattutto nelle cantinette degli appassionati, i vini prodotti in Calabria da Roberto Ceraudo ti consentono di sorprendere l'appassionato a qualsiasi livello di preparazione.
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Perché scegliere i vini calabresi della Cantina Ceraudo?
I vini di questa cantina sono indicati per chi ama bevute strutturate e corpose, Ceraudo anche sui due rosati non scherza, considerati tra i migliori rosati d'Italia, potrebbero anche far ricredere chi non ama il vino rosato. Se cerchi un regalo firmato Calabria con i vini di Roberto Ceraudo è davvero molto difficile sbagliare. La gamma dei vini prodotti da Ceraudo è composta da tre bianchi lontani tra loro, il Petelia fruttato e inteso, il grisara teso e sapido e poi l'imyr un bianco longevo che fa passaggio in legno. I rosati nascono dalla stessa vinificazione, uno poi affina in acciaio e uno in barrique. I rossi sono uno scalare di complessità e intensità. Su Calabria Gourmet trovi tutte le schede tecniche e la possibilità di comprare online i vini di Ceraudo a ottimi prezzi davvero. Per qualsiasi info contattami.
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L'AZIENDA E LA STORIA
Venivano da lontano e chiamarono questa terra Enotria, la terra del Krimisa, l’unico vino degno di essere servito agli Dei e ai vincitori dei giochi di Olimpia." Ancora oggi lungo i crinali di questa terra che digradano verso l’azzurro Mar Ionio, echeggiano le gesta di Ulisse stregato da Calipso, ninfa dalle crespe chiome narrata da Omero e si odono i profumi della vite e dell’ulivo, tanto decantati da Plinio. È’ in questa terra, l’antica Petelia, oggi Strongoli, che Roberto Ceraudo ha scelto di “piantare” la sua vita dedicandola alla produzione del vino e dell’olio. Era il 1973, quando decise di acquistare la tenuta appartenuta ai Principi Campitello e Pignatello e in seguito ai Baroni Giunti, con il casolare risalente al 1600. Nello stesso anno avviò la trasformazione del terreno e nacquero, accanto agli ulivi secolari, i primi vigneti, da cui col tempo e sacrifici ottenne il primo vino. Oggi l’Azienda Agricola Ceraudo si estende su 70 ettari, di cui 38 coperti da uliveti, 30 da vigneti e 2 da agrumeti.
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I vigneti e gli uliveti vengono coltivati senza l’ausilio di prodotti chimici, ma prevedendo gli attacchi parassitari con capannine meteorologiche e trappole di ferormoni a richiamo sessuale. Ha rivestito un ruolo di fondamentale importanza, da sempre, la ricerca della qualità totale, dalla coltivazione alla trasformazione del prodotto, rispettando e valorizzando il territorio e il microclima. Tutte le fasi della produzione vengono gestite internamente, dando vita ad un microsistema simile a quello in uso nelle vecchie fattorie. La produzione dell’azienda si aggira attorno alle 80.000 bottiglie di vino rosso, bianco e rosato, con denominazione I.G.T. Val di Neto. L’uva raccolta viene trasformata in cantina e la fermentazione dei mosti avviene a temperatura controllata. L’azienda si sviluppa a pochi chilometri dal mare, tra rilievi collinari appena accennati dai quali si scorge la linea blu delle acque. Qui i filari suonano “La Vie en Rose” per via dei roseti piantati tra i vigneti, per esaltare il delicato contagio e prevenire i parassiti. Ogni scelta fatta è mirata alla ricerca costante della qualità nella lavorazione del prodotto, della terra e con l’utilizzo di moderne tecnologie oltre che con la consulenza dell’enologo e maestro Fabrizio Ciuffoli. Nelle fasce più alte sono stati impiantati vitigni bianchi, che hanno dimostrato di esprimersi al meglio: Chardonnay, Greco Bianco e Mantonico, Pecorello. Appena più in basso sono stati sistemati il Gaglioppo, vitigno autoctono, e il Cabernet Sauvignon, mentre è in atto una sperimentazione su altri vitigni autoctoni, tra cui il Magliocco, sui terreni recentemente acquistati. L’esposizione dei filari verso il mare, la consistenza del terreno e il microclima proprio, ha permesso di ottenere dei vini carichi di profumi, persistenti e freschi. Il sole, la frutta, i fiori primeggiano nei caratteri regalando emozioni uniche: “un viaggio verso il Sud”. Il mare, così vicino, tanto da sentirne il profumo trasportato dalla brezza al mattino, e il fruscio della risacca nelle quiete sere d’estate, è l’elemento caratterizzante. Qui non permette sbalzi termici così sensibili da nuocere alle coltivazioni; ogni chicco d’uva, ogni oliva, maturano sotto i raggi possenti di un caldo sole estivo. Terra, mare e sole, i componenti di un microclima esatto (perfetto), fatto di altri microelementi che fanno capo al lavoro e alla dedizione dell’uomo e che non è più lo stesso anche a pochi chilometri di distanza. Ecco le condizioni in cui nascono e vengono curati i prodotti della famiglia Ceraudo, dalle qualità organolettiche straordinarie che si esaltano solo se si rispettano leggi, tempi e gradi centigradi incompatibili con i ritmi impazziti della quotidianità.
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Antefatto.
È il 28 maggio del 1987. Steso su una barella d’ospedale, ricoverato per intossicazione da fitofarmaci, Roberto Ceraudo giura a se stesso che da quel momento cambierà vita convertendosi al biologico diventando cosi la prima azienda calabrese certificata in bio.
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140.000 viti dopo.
Strongoli è posta al centro della Calabria che non è il centro del mondo, ma non sfigurerebbe. Da queste terre sono passati greci, romani e ogni sorta di guerriero o legionario con la voglia di menar fendenti per conquistar colline viste mare. Siamo in quella che un tempo si chiamò Enotria e il vino qui è nato prima dell’uomo. Lo chiamavano gaglioppo pure ai tempi della Magna Grecia? Chi lo sa, di certo ne bevevano a fiumi, magari mischiato al miele e a chissà che altro. Roberto Ceraudo, con la faccia da guascone che si ritrova, deve aver pensato: “sono tremila anni che qui si fa il vino, vuoi che non sia capace anch’io?” Non si sbagliava, e le 140.000 piante messe a dimora nel corso degli anni sono lì a testimoniare che aveva ragione. In tutto l’azienda ha venti ettari di vigneto più altri quaranta tra vacche, agrumi e olivi storti e contorti che hanno mille e più anni.
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La storia.
Sin dal 1973 Roberto Ceraudo ha intrapreso una strada nuova e alquanto rischiosa in una regione come la Calabria, è stato infatti uno dei primi in Calabria ad applicare l’agricoltura biologica. I vigneti e gli uliveti vengono coltivati senza l’ausilio di prodotti chimici, ma prevedendo gli attacchi parassitari con capannine meteorologiche e trappole di ferormoni a richiamo sessuale.
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In questa azienda ha rivestito un ruolo di fondamentale importanza la costante ricerca della qualità totale, dalla coltivazione alla trasformazione del prodotto, rispettando e valorizzando il territorio di Strongoli e il microclima. Tutte le fasi della produzione vengono gestite internamente, dando vita ad un microsistema simile a quello in uso nelle vecchie fattorie. La produzione dell’azienda si aggira attorno alle 80.000 bottiglie di vino rossobianco e rosato, con denominazione I.G.T. Val di Neto. L’uva raccolta viene trasformata in cantina e la fermentazione dei mosti avviene a temperatura controllata.
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L'azienda si trova immersa in una natura davvero sublime, gode di una posizione naturalistica privilegiata, immersa nei roseti, tra piante di pere, fichi e uliveti secolari, è ubicata vicino insediamenti della Magna Grecia, ed è affacciata sul mare di Strongoli che di sicuro, secondo me, mette la sua firma sui vini di Roberto. Ogni scelta fatta dall'azienda è mirata alla ricerca costante della qualità nella lavorazione del prodotto, della terra e con l’utilizzo di moderne tecnologie oltre che con la consulenza dell’enologo e maestro Fabrizio Ciuffoli.
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Nelle fasce più alte della proprietà sono stati impiantati vitigni bianchi che hanno dimostrato di esprimersi al meglio, chardonnay, greco bianco, mantonico e pecorello. Appena più in basso sono stati sistemati il gaglioppo, vitigno autoctono, e cabernet sauvignon, mentre è in atto una sperimentazione su altri vitigni autoctoni, tra cui il magliocco, sui terreni appena acquistati. L’esposizione dei filari verso il mare, la consistenza del terreno e il microclima proprio, ha permesso di ottenere dei vini carichi di profumi, persistenti e freschi. Il sole, la frutta, i fiori primeggiano nei caratteri regalando emozioni uniche: “un viaggio verso il Sud”.

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Riporto alcune domande fatte a Roberto Ceraudo da una nota rivista italiana.
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Roberto, come è nato tutto questo? “Dopo il servizio militare nel 1973, ho pensato di comprare 40 ettari di terreno. Sono andato alla Cassa di risparmio di Cosenza. Il direttore, dopo che gli ho spiegato, ha fatto il giro della scrivania. Io ho pensato: ora mi manda a casa. E invece mi dice: giovincello, questa per noi è la migliore operazione, perché per 30 anni mi pagate gli interessi e nello stesso tempo abbiamo un’ipoteca di primo grado. E così è nato il sogno”.
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E come è successo che ha deciso di convertirsi al biologico, primo in Calabria? “Ci sono cose nella vita che ti cambiano. Il 28 maggio 1987 stavo facendo dei lavori in vigna. Mi si è rotto il tubo dell’alta pressione dell’atomizzatore e mi ha fatto una doccia. Ho fatto l’errore di non lavarmi subito. La notte, all’improvviso, mi sento malissimo. Mi portano in ospedale, dove rimango per sei giorni in rianimazione. La diagnosi: avvelenamento per via cutanea da pesticidi, acido metilico di prima classe venduto dai consorzi agrari. Dopo di allora, ho deciso di non usare più chimica”.
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Ora si sta convertendo al biodinamico. “Sì, ma il mio sogno è un altro. E’ quello di tornare ad avere la flora batterica e il terreno di 100 anni fa”.
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E come si fa? Non usando più chimica? “Non basta. Bisogna eliminare anche i mezzi meccanici. Il trattore passando sul terreno, coltiva i 20-30 centimetri sopra, ma sotto fa una lastra di cemento armato, dove non vivono più gli insetti. Da 7 anni non tocco più la terra con il trattore. Così rivivono lombrichi e ragni ed escono fuori le erbe della biodiversità. Le erbe stagionali fanno buchi nella terra, la pianta espande l’apparato radicale e dai buchi passa una micro ossigenazione che produce un grande grappolo d’uva. Grappolo che in cantina si può solo rovinare”.
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A proposito di cantina, lei usa molta barrique. Negli ultimi anni sembra diventata il male. “Macché. Le barrique sono strumenti, possono essere usate bene o male. Dipende da che botti sono, da quale vitigno, da quanto si usano. Si fa peggio, molto peggio, con i sacchi di truccioli messi nelle vasche d’acciaio”.
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Territorio: Val di Neto - Strongoli - Crotone
Anno di fondazione: 1973
Ettari vitati: 40
Bottiglie prodotte: 100.000
Età media delle vigne: 35 anni
Filosofia aziendale: biologico certificato
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