Masseria Falvo

Scritto da: test testo In: CANTINE CALABRESI Commento: 0 Visite: 158

Quella della Masseria Falvo 1727 e' una piccola produzione di vino, tutta vocata alla qualita'. In cantina entrano solo le uve provenienti dai vigneti di proprieta', coltivate in regime biologico, perfettamente sane. Uve che vengono raccolte e vinificate rigorosamente con i metodi tradizionali. Fiore all'occhiello della cantina il moscato di Saracena vino passito dolce, prelibatezza nota gia' secoli orsono, infatti la prima nota storica risale al XVI sec., quando il Moscato di Saracena salpava in nave da Scalea per approdare nelle enoteche e sulle tavole Pontificie. Nel 1915 Norman Douglas, nel suo libro "OId Calabria", fa risalire il vitigno del moscato di Saracena "...all'uva portata dai saraceni da Maskat...". Ottenuto seguendo un'antica ricetta che le famiglie "saracenare" si tramandano con piccole personalizzazioni, ma con due note indissolubili e costanti: la concentrazione del mosto tramite bollitura e l'inconfondibile presenza del Moscatello. Poi i vini rossi del Pollino, il "Don Rosario" e' un magliocco invecchiato in tonneaux di rovere francese con il gusto molto originale della "lacrima" del Pollino, vitigno tanto apprezzato nell'antichita', in particolare dai Sibariti, antichi coloni Greci famosi per la loro attenzione al gusto ed alla bellezza, sulla cui tavola non mancava mai il vino rosso delle loro colline, tanto che in un racconto di Ateneo si narra che esistessero delle tubature di argilla che portavano vino dalle campagne alla citta'. I vini bianchi della Masseria Falvo 1727 sono ottenuti da un vitigno autoctono di guarnaccia (minn'i vak) contaminato in piccolissime percentuali da altri vitigni a bacca bianca presenti in azienda. Le viti di minn'i vak non mancano mai nei vecchi vigneti, in una tradizione che si perde nei secoli, i vignaioli del Parco Nazionale del Pollino la raccoglievano e vinificavano insieme alle uve nere ottenendo per i rossi del Pollino quel caratteristico colore rosso rubino chiaro.

Nei primi anni del 1700 una ricca famiglia di nobili cosentini decide di costruire una masseria nei suoi possedimenti alle falde del Pollino, nasce cosi' la masseria Falvo. Il nucleo architettonico viene ultimato nel 1727 e la data impressa in modo indelebile sulla parete della facciata principale del caseggiato padronale: il "Casino". Intorno la masseria prende forma con la costruzione degli edifici essenziali alla vita dell'epoca: fienili, granai, stalle, il pozzo, il forno e la chiesetta.

Il primo piano del "Casino" viene destinato a residenza padronale, mentre il piano inferiore è destinato ai tesori della Masseria: l'olio ed il vino. Ancora oggi sono visibili: l'antico frantoio a vite, risalente ai primi anni del XVIII sec. e le cisterne interrate, destinate a conservare in luogo sicuro e riparato l'olio ed il vino; provenienti dai possedimenti posti sui primi contrafforti del Pollino, lontano dalle zone ancora malariche della pianura di Sibari. Ulivi secolari fanno, ancora, bella mostra di se nella Masseria, mentre gli antichi vitigni sono stati perpetuati attraverso una sapiente selezione: la lacrima del Pollino, il Moscatello di Saracena, la guarnaccia, la malvasia. Attraverso alterne vicende la Masseria Falvo arriva agli inizi del secolo scorso conservando ancora tutto il suo splendore; la vita e le attività agricole vengono svolte e vissute intensamente, introdotte anche altre colture: l'arancio ed il mandarino, che con il tempo costituiranno un'altra importante fonte di reddito per l'azienda.

Nel dopoguerra l'azienda e la Masseria subiscono un lento declino, la viticoltura viene progressivamente abbandonata e non solo sul Pollino, l'intero comparto vitivinicolo calabrese si assottiglia sempre di piu', fin quasi a scomparire. Si arriva cosi' ai primi anni del XXI sec. quando gli eredi del piu' giovane dei Falvo, Quintilio Rosario, decidono di prendersi cura della Masseria e di riportarla agli antichi fasti. Cosi' i fratelli Piergiorgio ed Ermanno iniziano con passione la ristrutturazione dell'antico complesso architettonico, reimpiantano vigneti, uliveti ed aranceti, avendo cura di riscoprire, preservare e valorizzare tutte le essenze e le varieta' autoctone. In particolare nelle vigne vengono utilizzati la lacrima ed il moscatello, le due varieta' piu' antiche e ricche di storia. Oggi la famiglia Falvo comincia a cogliere i frutti del lavoro di riscoperta delle proprie tradizioni centenarie, grazie alle prime produzioni vinicole di altissima qualita'.

Una piccola cantina curata da Piergiorgio ed Ermanno Falvo personalmente, nei più piccoli particolari, con l'amore degli appassionati più che con mezzi finanziari. Bianca al pavimento ed alle pareti, acciaio lucido per i fermentini ed i serbatoi, la cantina ha un aspetto ordinato, un ambiente in cui colori ed aromi del vino si manifestano in tutto il loro splendore. Nella bottaia tonneaux e barriques di rovere francese (allier, never, troncais, centre, vosge) fanno bella mostra di sé. Dimensionata per una produzione massima a regime di 150.000 bottiglie, su una superficie di 850 mq, la cantina è operativa dal 2010. A dirigere i lavori l'enologo Vincenzo Mercurio e la sua equipe, un giovane enologo già molto conosciuto ed affermato, che opera evitando ogni intervendo esterno sui vini, in maniera da assicurare il massimo di riconoscibilità al territorio ed ai suoi vitigni.

26 ettari di vigneto coltivati in regime biologico costituiscono il tesoro della Masseria Falvo, ubicati nel Parco Nazionale del Pollino, nel territorio della ridente cittadina di Saracena, patria del Moscato. Lí dove la piana di Sibari lascia il passo ai primi contrafforti del massiccio del Pollino, dolci colline tappezzate di vigneti ed uliveti esposti ad est - sud est, rivelano il clima tradizionalmente ideale per queste colture. I vigneti, coltivati nel Parco Nazionale del Pollino, si sviluppano alternandosi tra ampi e dolci pianori ed i fianchi scoscesi delle colline che fiancheggiano il fiume Garga. Posti in condizioni e situazioni geomorfologiche diverse, i vigneti sono coltivati su terreni argillosi od antichi calcari e su terre rosse dove la vite nasce e prospera fin dall'antichità. Pier Giorgio ed Ermanno hanno cercato con caparbietà le marze nelle vecchie vigne, le hanno innestate sulle barbatelle selvatiche e, così, hanno impiantato i loro vigneti rigenerando e recuperando ceppi di vitigni a rischio di estinzione, come la guarnaccia bianca, coltivati in questa zona da sempre:

- il Moscatello di Saracena, vitigno non ancora classificato ampelograficamente, ma profondamente diverso dalle altre note viti di moscato. Originario e coltivato solo in questa micro area sulle pendici del Pollino esposte a sud.
- la Lacrima del Pollino, una vite tipicamente calabrese, qualificata da alcuni come magliocco dolce, ma anch'essa da classificare ampelograficamente. Ha una maturazione tardiva (ottobre-novembre) ed una produzione mai abbondante.
- la Minn'i vak (mammella di vacca) è una vite rigogliosa dalla produzione abbondante, lontano parente della grenache blanc o guarnaccia bianca. Per le sue caratteristiche di resistenza e generosità è onnipresente nelle vecchie vigne della zona.
- il greco nero, il vitigno delle colonie della Magna Grecia calabrese, esalta le sue caratteristiche peculiari sulle nostre colline, accarezzate dalla brezza del mare Ionio.
- la malvasia, un ceppo autoctono di sicura origine greca, perfettamente adattatasi al clima locale, piuttosto rustico, è caratterizzato da un'ottima resistenza all'oidio ed alla siccità.
-Infine un ettaro di riesling e traminer... per sperimentare che effetto fa a queste latitudini...

Territorio: Saracena - Cosenza
Anno di fondazione: 2005 (nel 2010 i primi imbottigliamenti gia straordinari)
Ettari vitati: 26
Bottiglie prodotte: 150.000
Età media delle vigne: 35 anni
Filosofia aziendale: vini naturali, biologico non certificato
Vini principali prodotti: Terre di Cosenza DOP e Calabria IGT


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